E'da molto tempo che non aggiorno il blog..lo so vi sarete chiesti dove sono finita..fisicamente e virtualmente, dopo l'ultimo segnale di vita sulla pista ciclabile (ma poi hanno fatto qualcosa?mah)ma la risposta è molto più complessa di quella che avete immaginato.
Mi sono presa una lunga pausa dal virtuale, se la mia presenza in massa è sensibilmente ridotta ai minimi storici è perché ho moltissime cose da seguire e da fare e quindi purtroppo non riesco davvero a stare dietro anche a questo ma come sempre..mi riprometto di ritornare!
Per quanto concerne il virtuale stavolta vorrei semplicemente andare fuori tema.
Non fa niente ok, questo è il blog del critical mass, siamo su una piattaforma potenzialmente spiata da google, ma alla fine onestamente non m'importa molto di questo. Massa critica è sinonimo di anarchia e con l'anarchia ci vado a braccetto,a pranzo cena e anche a colazione.
La mia attività personale legata allo svariato e svariopinto mondo dell'arte ha deciso di ripiegarsi in se stessa e dire addio alla virtualità.
Mi sono lasciata affascinare dai siti come flickr e altri..alla ricerca di maggiore visibilità, ma ho capito che tutta questa globalizzazione, tutto questo volersi esibire in fondo è soltanto deleterio per la qualità dei propri lavori.
Rifletto sull'arte e penso a che cosa abbia davvero importanza oggi in questo campo..ha importanza la creatività? l'originalità? l'alternatività? Che cos'è davvero l'arte?
Mah chi lo può dire in fondo.
Io penso soltanto che l'arte abbia bisogno di discrezione. Silenzio.
Come in tutte le cose internet ha favorito il sorgere di tutti questi social network, flickr, deviantart e mille altri..
ok per carità non ho niente in contrario ma come si dice..il troppo stroppia, sempre.
quindi meno ti fai vedere e meglio è, per come funzionano oggi le cose esiste una bassa probabilità che un gallerista o chi per esso ti contatti tramite uno di questi canali per offrirti qualche cosa di realmente interessante.
Il resto si perde nell'esibizionismo generalmente.
l'arte ha bisogno di silenzio, di riflessione, di pensare a quello che si sta facendo, non ha bisogni di chiasso, delle mode, dei trend stilistici triti e ritriti, dell'imitazione di quello che c'è già ed è commerciale.
l'artista non ha bisogno del pubblico che gli dica che è tale,l'artista è artista in quanto non trova altra definizione migliore di se stesso che questa, lo è dalla nascita e lo sarà fino alla morte, perchè se l'arte nasce con noi resta con noi per sempre e non possiamo prescindere da quello che siamo.
Vi dico una cosa molto importante, conosco un ragazzo che ha studiato all'accademia e che per scelta nella vita non pratica l'arte, perchè ritiene che il mercato dell'arte sia uno schifo, eppure ha un grande talento, una grande sensibilità artistica..ora tu vedi..lui che ha talento resta zitto e magari moltissime altre persone che credono di averlo ma scompaiono nel mare della banalità lavorano, si credono importanti, arrivati...ma l'arte vive lo stesso..anche al buio, anche nei silenzi e nella sua mancata espressione.
E' come una vita, non la puoi cancellare facilmente una volta che viene al mondo, certo la puoi uccidere ma resterà sempre il suo ricordo.
Quindi l'arte non deve ricercare più creatività, l'originalità a tutti i costi, lo snobismo di chi si crede migliore e magari lo è ma non conosce l'umiltà, l'arte deve parlare a se stessa, dentro di noi, comunque essa sia, in qualsiasi forma essa si esprima, descrivere quello che abbiamo dentro in modo puro senza sporcarsi di quello che
E questa è la cosa più importante.
Siate eleganti, l'eleganza è un'alta forma di arte, evitate di mercificare la vostra sensibilità sottomessi alla mediocrità dello stereotipo, dell'essere talmente tanto alternativi da risultare noiosi, al sarcasmo esagerato che porta solo emozioni negative, sappiate calibrare di mistero ed eclissarvi un poco, in questa società esibizionistica provate a mettervi in ombra, a lavorare in silenzio per voi stessi prima che per il vostro pubblico.
Ecco allora avrete già fatto un grande passo.
E in fondo la dualità tra mondo virtuale e mondo reale, tra la sete di esibizionismo e di voglia di assomigliare a chi ha fatto un business reale e gigante di quello che noi prendiamo come briciole a terra, è il fulcro della nostra vita.
Ho già parlato tanto tempo fa di come la città intorno a me e a noi stesse cambiando, di come le vie stessero diventando più nuove, più pulite, più moderne e le persone in modo inversamente proporzionale più superficiali, più vuote, di come i luoghi di aggregazione sociale stessero cadendo uno dopo l'altro come le mosche,per errori estrinsechi ed intrinsechi, ho già parlato del fatto che il critical mass fosse uno degli ultimi baluardi di vita vera.
Un po' come la mia adorata fotografia analogica.
Tempo fa ho ritrovato in alto su un armadio polveroso in mezzo agli attrezzi da riparazioni casalinghe e oggetti dimenticati come il trasportino del gatto o i resti dei plastici fatti all'università, la mia vecchia amata polaroid.
La mia prima macchina fotografica, lei sola, quella che tenevo tra le mani quando andavo alle elementari e mi sono detta con uno stupore imprecisabile "Ma perché non ci ho pensato prima?"
Sì perché invece di anelare a una delle solite banalissime e ormai detestabili reflex digitali cosiddette "entry level" ovvero le macchine fotografiche di chi vuole sentirsi un fotografo a buon mercato e sforna una quantità notevole di stupidaggini visuali, con tutto il rispetto perché sono stupidaggini nel senso che sono banali, improvvisate, poco pensate, belle ma fondamentalmente vuote, perché dicevo non ho recuperato la mia vecchia polaroid e ripreso a scattare con lei? Perché non ho comprato subito una miracolosa reflex analogica invece di indugiare sul prendo non prendo pixel non pixel?
Perché la vita ci porta lontani dalla verità. Il critical mass è vero e vivibile soltanto nella misura della vita vera,come la fotografia analogica, così come tutte le persone che non hanno la necessità di farsi il profilo su facebook o peggio di stupirsi se non ce l'hai, che non usano internet per chattare, scrivere sui forum e tutte quelle altre cose che mi fanno rabbrividere soltanto al pensiero,perché qualsiasi forma di contato umano non reale e fisica mi fa sentire immancabilmente triste.
In molti pensano che lo scatto digitale in verità sia migliore e in effetti è vero, ma il rischio della fagocitazione rapida e a ricambio continuo di idee,suggestioni, stimoli,immagini è dietro l'angolo.
Allora prendo la mia macchina a pellicola, metto da parte quei soldi che mi servono per sviluppare e tutto e vado in giro a scattare pensando, perché il numero di scatti è limitato, mi viene un po' di panico certe volte, penso di non essere all'altezza, mi chiedo se ne uscirà una fotografia decente oppure no, attendo con ansia come i bambini i regali di Natale,il momento in cui potrò finalmente vedere i risultati, ma in fondo tutto questo è magia, è il fascino del guadagnarsi le cose, del viverle intensamente, fascino perso nella maggiorparte dei casi in mezzo al frenetico scatta e gira scatta e gira delle macchine digitali.
Cercavo veri fotografi in giro per i siti e stavo scivolando nella banalità estetica, mentre i migliori li trovavo alle mostre nei posti sperduti, per caso, nei siti senza troppi link e senza "myspace ufficiali".
E poi...il relax di aver fatto una buona fotografia senza lo stress di doverla ritoccare diecimila volte, perché è già perfetta così.
E intanto la città intorno a me è cambiata davvero come pensavo, le persone parlano solo di facebook, di crisi ecc ed è successo quello che temevo, e noi fermi inerti a guardare senza più la voglia di fare qualcosa o al limite nemmeno la possibilità reale. Dove stiamo realmente andando? Non ho la risposta ovviamente e preferisco non pensarci nemmeno perchè so che resterei delusa.
Lo so mi sono dilungata moltissimo ma del resto non partecipando più molto alla massa non ho più interlocutori occasionali da critical da tediare con le mie considerazioni filosofiche pessimistiche esistenzialiste.
Tutto quello che volevo dire in fondo è che...tutti voi che passate di qui non smettete mai di amare la massa, la bicicletta, il flusso dei pensieri che accompagna ogni pedalata, costringendoci a quella continuità che impone un ordine nei pensieri, perché sono superstiti.. di socialità vera e vivibile, di un modo di assaporare il mondo diversamente.
Io intanto mi ritiro a fotografare e lavorare nel silenzio
Alla fine poi non sono andata nemmeno troppo fuori tema o sbaglio?
Ciao